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Chiesa Madre
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Percorrendo una larga strada e lasciandosi sulla destra l'antico palazzo del marchese Zamagna, oggi sede del Municipio, si giunge nell'ampia piazza dove emergono, come monumentali sentinelle, tre giganti tigli, la cui ombra custodisce secoli di storia. Di fronte ad essi, come una quinta scenografica, si apre il sagrato della chiesa parrocchiale, la Chiesa Madre, che è intitolata a S. Stefano Protomarire.
I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1600 e terminarono nel 1769. E' la più bella e la più ampia; sede della parrocchia e contiene le reliquie dell’Eroe della Fede, San Vito Martire.
Inizialmente consisteva in una sola grande navata con soffitto di tavole levigate, senza incarto; la crociera fu edificata più di un secolo dopo in stile barocco con finte colonne di stucco d’ordine corinzio adorne di capitelli dello stesso stile.
Là dove ora si vede il primo arco che regge la cupola esisteva il muro, cui era poggiato l’altare maggiore sul quale fu posto il quadro rappresentante il martirio di S. Stefano, dipinto su tavole. Ai due lati dell’altare maggiore, in due nicchie costruite nei pilastri degli archi, furono riposte le due statue a mezzo busto di S. Stefano a destra e S. Vito a sinistra. Queste nicchie, che prima si chiudevano con battenti di legno, ora sono state fornite di telaio con lastre, in modo che le statue siano visibili. La chiesa era priva di atrio e di organo, nel pavimento vi erano tre sepolcri, i quali, secondo il costume di quei tempi, avevano tre aperture a “bocca di lupo”, senza scalini per discendervi, da dove i cadaveri venivano buttati giù.
Il sepolcro più vicino all’altare maggiore si usava per i defunti iscritti alla confraternita del SS. Rosario, quello di mezzo per i defunti poveri, il più vicino alla porta per i defunti di morte violenta; tre botole, situate sul lastrico, distinguevano i tre sepolcri che erano divisi solo apparentemente poiché le ossa dei defunti finivano in una vasta cripta comune.
Nel 1760 la Chiesa ebbe il suo primo organo, che in seguito fu sostituito.
Sugli archi, nella volta, si aprono quattro grandi finestroni di forma ovale. Le opere in stucco furono eseguite dal maestro Amoroso Gaetano di Napoli. Questi fu autore dei grandi angeli che seggono sulle cone degli altari laterali della crociera: delle due statue di stucco di grandezza oltre la naturale, sotto l’arco dell’altare maggiore, raffiguranti quello a destra la Fede, quella a sinistra la Speranza; dei quattro Evangelisti, a bassorilievo, siti negli intervalli tra le quattro arcate : il primo a sinistra dell’altare maggiore, rappresenta S. Matteo; il secondo, tra l’arco di sinistra e quello della navata, raffigura S. Marco; il terzo, tra l’arco della navata e il destro rappresenta S. Luca; il quarto a destra dell’altare maggiore raffigura S. Giovanni.
I quattro Evangelisti sono la copia perfetta di quelli che si trovano sotto la cupola del tempio dei Gerolamini in Napoli, opera di Francesco Solimene, con la differenza che quelli di quest’ultimo sono a pennello, gli altri a bassorilievo di stucco. La cupola con tutti gli accessori fu terminata nel 1769.
Il campanile fu costruito a sinistra della chiesa e vi si accedeva da una porta esterna.
Lo stesso marchese donò anche il terreno dietro la Chiesa per ampliarla, ma esso era in pendio e formava le falde della collina Costa, per questo fu spianato e livellato col pavimento della navata. Il terreno di riporto fu utilizzato per la costruzione della piazza antistante, denominata dai santostefanesi “ Terreno”; nella piazza furono piantati quattro tigli di cui attualmente ne restano tre. Successivamente fu costruito il muro di cinta chiamato dai santostefanesi "Mortarreno"
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La cappella dell’Annunziata
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Ogni borgo medievale che si rispettasse ebbe un castello feudale per ospitare in maniera stabile o saltuaria il “Signore”, e anche Santo Stefano del Sole ne ebbe uno, ma quanto fosse grande e fino a quando sia esistito non si sa perché dei ruderi non vi è più traccia. Proprio di fronte ad esso venne costruita la chiesetta dedicata all’Annunziata. La semplice e sobria architettura della chiesetta dell’Annunziata, la sua posizione all’inizio del centro abitato, la tranquillità del posto in cui sorgeva, la fecero ritenere sede idonea per accogliere la nascente Confraternita del Sacro Cuore di Gesù e della SS.Annunziata. Di moderna fattura è lo stendardo della congrega: un ricamo in oro e colori raffigurante l’Annunciazione su campo azzurro. Più antico, invece, e quindi più rovinato è lo stendardo del Sacro Cuore che vi è riprodotto in campo rosso con ricamo a colori argento.
Di seguito le foto dei sotterranei della chiesa!
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San Vito Martire
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Nacque a Selinunte, in Sicilia nel terzo secolo dopo Cristo. Il padre era un senatore romano pagano. Da bambino egli fu affidato ad una nutrice che lo educò in segreto ai principi della fede cattolica. Il giovane fu perseguitato, l’imperatore Diocleziano ordinò che fosse gettato dinanzi ad un leone affamato che avrebbe dovuto ridurlo a brandelli. La belva, però, non lo toccò, anzi, si accovacciò ai suoi piedi come un mansueto agnellino. Egli morì, a soli quindici anni, stretto sotto un torchio e sul suo capo fu posta la corona del martirio.
I santostefanesi nostri antenati elessero S. Vito loro protettore. Non è un'esagerazione affermare che per i santostefanesi la festa di S. Vito è più importante di Natale, di Pasqua e di qualunque altra ricorrenza. Sarà perchè tale festa capita in estate, l'ultima domenica d'agosto, proprio nel periodo di ferie estive, ma c'è da dire che gli emigrati tornano: non c'è una casa che non abbia un ospite. Ancora adesso, come tanti anni fa, la processione "dei mille ceri" è il momento culminante della festa.
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La Cappella Di San Giuseppe
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La cappella di San Giuseppe fu edificata nel 1660 per comodità degli abitanti di Sozze e delle frazioni vicine, perché la salita che portava al centro era ad è lunga e faticosa. Il terremoto del 1980 rese inagibile il luogo di culto. Una nuova chiesa è stata costruita nel 2000, con grande soddisfazione e felicità degli abitanti di Sozze.
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La Cappella Dell'Immacolta Concezione
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Un'asse ideale congiunge le due piccole chiese dedicate alla Madonna di questo Comune, l’Immacolata e l’Annunziata che, costruite a qualche decennio di distanza l’una dall’altra, sembrano sistemate all’estremità della strada per delimitare, quasi, l’area urbana del piccolo centro. La costruzione della chiesa, solida e sobria, è un bell’esempio di “Chiesa Madre” costruita da una piccola comunità per svolgervi le funzioni religiose. Lineare ed elegante è il portale di blocchi di pietra squadrati che conferisce all’intero edificio il senso della solenne stabilità che, come si è visto, ha sfidato i secoli. Vi sono importanti opere nella chiesa come la statua e il dipinto su tavola di S.Giuseppe e dell’Immacolata. La chiesa è sede della congregazione laicale intitolata all'Immacolata Concezione.
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La Chiesa dell'Angelo
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La chiesa dell’Angelo è la più antica tra quelle esistenti nel territorio di Santo Stefano. Il 2 luglio, festività della Visitazione di Maria SS. Elisabetta, si solennizzava in questa cappella la festa della Madonna delle Grazie, celebrando una solenne messa e festeggiando con spari di mortari e mortaretti.  Buona parte del popolo e specialmente le donne, in quel giorno, vi accorrevano nelle ore del vespro per cantare il Rosario alla Vergine.
Nel 1790 il sacerdote Domenico De Feo fece costruire al lato della cappella tre stanze che servivano per la sua abitazione. Morto il sacerdote gli successe un eremita che custodiva la chiesa e non dimenticava mai di suonare la piccola campana per l’ Angelus Domini al mattino, a mezzogiorno e alla sera. Dall’alto della collina si gode un panorama bellissimo che va dal Monte Partenio al Monte Terminio.
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