Chiesa di San Giuseppe

L’originaria Chiesa del Glorioso Patriarca San Giuseppe fu costruita nel 1660 e riadattata nel 1735. Essa era composta da una sola navata e un pavimento in mattoni. Aveva un altare di stucco, sul quale si vedeva un quadro che rappresentava non solo San Giuseppe, ma l’intera Sacra Famiglia che compie, a piedi, il viaggio dalla Giudea verso l’Egitto.

A seguito della sua distruzione a causa del terremoto del 1980, nel 1999, a pochi metri distanza, è stata costruita la nuova Chiesa di San Giuseppe, in stile moderno e sobrio, in cemento armato e mattoni rossi. Essa è costituita da un altare centrale e, alle sue spalle, è affisso un crocefisso in legno.
La struttura della chiesa è forgiata sui dettami della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II [1], che ha promosso in vari modi la partecipazione piena, consapevole, devota e attiva dei fedeli: infatti, come la maggior parte delle chiese moderne, essa non è composta da una navata, ma da un vasto ambiente dove riunire i fedeli, sul presupposto che la Chiesa non è più il luogo dove si prega individualmente, ma dove si fa l’assemblea.
La Chiesa si affaccia su di un ampio piazzale, e alla sua sinistra vi è l’edificio dell’oratorio, con essa comunicante.

Chiesa San Giuseppe orginaria- esterno
Ciò che rimane della Chiesa originaria
Chiesa San Giuseppe originaria – interno

Chiesa di San Giuseppe attuale, con annesso oratorio sulla sinistra della foto ed antistante piazza – esterno

Interno – Parete di fronte all’entrata
Interno – Parete destra
Incerta riproduzione della Madonna di Montevergine
Interno – Altare e crocifisso
Interno – Tabernacolo
Interno – Cupola

Fonti:
– Colacurcio Giuseppe, Notizie storiche del comune di S. Stefano del Sole, Uffici della Campana del Mattino, Napoli, 1914.

Note:
[1] [Nelle chiese tradizionali] Il sacerdote rivolto al popolo dà alla comunità l’aspetto di un tutto chiuso in se stesso. Essa non è più – nella sua forma – aperta in avanti e verso l’alto, ma si chiude su se stessa. L’atto con cui ci si rivolgeva tutti verso oriente non era “celebrazione verso la parete”, non significava che il sacerdote “volgeva le spalle al popolo”: egli non era poi considerato così importante. Difatti, come nella sinagoga si guardava tutti insieme verso Gerusalemme, così qui ci si rivolgeva insieme “verso il Signore”. Per usare l’espressione di uno dei padri della costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, J. A. Jungmann, si tratta piuttosto di uno stesso orientamento del sacerdote e del popolo, che sapevano di camminare insieme verso il Signore. Essi non si chiudono in cerchio, non si guardano reciprocamente, ma, come popolo di Dio in cammino, sono in partenza verso l’oriente, verso il Cristo che avanza e ci viene incontro” Fonte: Joseph Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, S. Paolo, Cinisello Balsamo 2001.

A cura di Andrea Melillo, già autore della relativa pagina di wikipedia