Chiesa madre

È sita in Piazza del Sole. Il terreno su cui fu edificata apparteneva al marchese, che lo donò al Comune. Esso fu spianato con un ingente lavoro ed il terreno di riporto dello scavo venne gettato davanti alla chiesa, formando così un terrapieno chiamato “tarreno” o “multarreno o murtarreno” (da “terreno morto” o “molto terreno”), che oggi, dotato di un alto muro di contenimento in pietra, costituisce il piano di calpestio della Piazza del Sole. In esso vennero piantati 4 tigli secolari (piantati in occasione delle vittoriose battaglie napoleoniche durante la campagna italiana), di cui oggi ne restano 3.
La costruzione della sola e grande navata della Chiesa madre avvenne tra il 1600 e il 1605. Chi la progettò pensò anche alla possibilità che i posteri avessero potuto trasformarla in tre navate: infatti laddove vi è l’arco che regge la cupola, inizialmente, vi era il muro terminale della navata con l’altare maggiore, mentre le cappelle laterali furono costruite con archi in modo da potersi aprire, lasciando ai lati della Chiesa spazio sufficiente per poter costruire ulteriori due navate laterali future.
Nel pavimento, tre lastre di pietra chiudevano l’accesso ad altrettanti sepolcri: il più vicino all’Altare maggiore era per i defunti appartenenti alla confraternita del S.S. Rosario [1], quello centrale per i poveri e quello più vicino all’uscita per i defunti di morte violenta. Al di sotto del pavimento vi era una vasta cripta a volta, che dall’uscio della Chiesa si stendeva fino alla crociera. Nel 1864, poiché il pavimento di lastrico del 1605 iniziò a cedere a causa del crollo della volta in alcuni punti, la cripta fu riempita con pietre e terra.
La crociera, composta da due bracci laterali sormontati da una cupola, venne, invece, costruita circa un secolo dopo, tra il 1716 e il 1719. La crociera è in stile barocco leggero con finte colonne corinzie di stucco.  Nel pavimento si apriva la botola per il sepolcro dei sacerdoti.
Nel 1758 fu edificato il muro di contenimento a ridosso della Chiesa madre e nel 1760 la chiesa fu dotata di un suo organo, in seguito sostituito. Intorno a quell’anno fu anche completata la cupola, esternamente formata da un muro circolare che poggia su 4 archi, nel quale si aprono 4 finestre a forma ovale. Internamente è decorata con bellissime sculture in stucco eseguite da Gaetano Amoroso, uno scultore napoletano. Sui 4 pilastri troviamo i 4 evangelisti, ovvero (partendo dal crocifisso in ordine antiorario) San Matteo, San Marco, San Luca e San Giovanni. Gli angeli rappresentati simboleggiano la fede (a destra), la speranza (a sinistra) [2]. Nella crociera è collocato un fonte battesimale in pietra del 1598. Sul frontone dell’arco della navata si vedono due affreschi che raffigurano due angeli con simboli che rappresentano la SS. Eucarestia.
Nel 1780 fu costruito anche il coro in legno di noce con due ordini di sedili, ora non più esistente.
Il campanile, con base rettangolare e resto del corpo ottogonale, con 8 finestre ad arco e 2 campane, fu costruito in epoca successiva sulla sinistra della chiesa.

Nel 1972, immane scempio, sono stati arbitrariamente rimossi i preziosi e suggestivi altari laterali [3], posizionati sotto ogni tela o statua della navata [4], rendendola priva e spoglia di tali opere d’arte, cancellando in poche settimane quasi quattro secoli di storia santostefanese. Gli unici due altari sopravvissuti sono quelli posizionati nei due bracci della crociera: su quello destro fu collocata la statua di Santo Stefano e su quello sinistro quella di San Vito, dove sono custodite anche le sacre reliquie. La tradizione vuole che le due statue (a mezzo busto) siano state trasportate dall’antico Serpico da parte dei primi Santostefanesi.

Ancora, tra i recenti affronti che la Chiesa madre ha dovuto subire, è stato spezzato l’originario timpano triangolare del frontone che, attualmente, ha una strampalata forma trapeziodale.
Come detto, la Chiesa Madre ospita le spoglie di San Vito, il martire siciliano che subì il martirio il 15 giugno 303. Egli viene festeggiato il 15 giugno e l’ultima domenica di Agosto, in quanto le sacre spoglie furono trasportate da Roma in S. Stefano del Sole l’ultima domenica di Agosto dell’anno 1814.

 

Chiesa madre – facciata attuale
Chiesa madre – facciata originaria
Chiesa madre – interni prima del 1972. Nonostante la bassa qualità dell’immagine, si possono notare, oltre agli altari laterali e le due nicchie all’ingresso della crociera, l’enorme altare maggiore. Per una descrizione degli altari, si veda la nota n. 3.

Interno della Chiesa madre prima del 1972: si possono vedere distintamente i meravigliosi altari laterali, ornati con candelabri e lampadari, le colonne in marmo intagliato e le decorazioni lungo le pareti della navata.
Altare di San Gerardo, riccamente addobbato.
Una spoglia edicola, laddove, in passato, vi era un meraviglioso altare.
Chiesa Madre – interno: navata e crociera come si presentano attualmente, semplice ed essenziale, spoglio degli altari della navata e dell’altare maggiore, con le colonne in marmo intagliato e le decorazioni intonacate, oltre ai lampadari rimossi.
Navata e ingresso, con soppalco ed organo a canne
crociera
Cupola
Altare superstite di San Vito Martire, con la teca che custodisce le preziose reliquie.
Altare superstite di Santo Stefano Protomartire
Fonte battesimale del 1598

Note:

[1] La devozione per la Vergine del S.S. Rosario, cui era dedicato l’altare maggiore e vi era una Congrega laicale, si spiega in quanto, nel periodo in cui fu edificata la Chiesa madre, si era da poco combattuta la battaglia di Lepanto, vinta dall’Armata cristiana contro quella turca grazie all’aiuto della Vergine del S.S. Rosario.

[2] Gli evangelisti in bassorilievo sono copie perfette di quelle che si trovano, dipinti, nella Chiesa dei Gerolamini in Napoli. Nei due pilastri degli archi ai lati dell’altare maggiore furono realizzate due nicchie per riporre le statue a metà busto di S.Stefano a destra e S. Vito a sinistra. La statua a mezzo busto di S. Stefano è una copia perfetta di quella, intera, che si venera nel Comune di Baiano (AV), mentre quella a mezzo busto di S. Vito è simile a quella, intera, che è venerata nella Chiesa dei Frati Minori di san Francesco nella loro Chiesa in Marigliano (CE).

[3] Autore di tale scempio è stato l’allora Parroco Don Vincenzo Savignano, che, sicuramente in buonafede, male interpretò i nuovi canoni della Riforma liturgica dettati dal Concilio Vaticano II (1963): al fine di consentire “una partecipazione cosciente, attiva e semplice dei fedeli alle liturgie della Chiesa”, tra le altre cose, fu stabilito che, durante la celebrazione liturgica, venissero adoperate le lingue moderne in luogo del latino e fu mutata la posizione del sacerdote, ora rivolto con il volto verso i fedeli (“versus populum”) e non più verso oriente (“ad Deum”). Di conseguenza, i preti decisero arbitrariamente (e contro il divieto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ) di promuovere interventi architettonici nelle chiese in cui officiavano, demolendo senza motivo gli antichi altari e le balaustre di fronte all’altare, per realizzare un unico, moderno altare centrale, sul presupposto che “la messa si celebra su un unico altare”, quando sarebbe stato sufficiente costruire un solo, ulteriore altare centrale e conservando gli altari preesistenti a futura memoria della storia dei proprio Paese.

[4] Una descrizione sommaria della Chiesa madre così come era nel 1914 ci viene fornita dal Sac. Prof. Don G. Colacurcio: “entrando nella Chiesa, il primo altare che si vede a destra del maggiore […], in prossimità del battistero, è dedicato a S. Biagio o San Biase […]. Il Santo, nel quadro, è dipinto inginocchiato innanzi ad una predella, il pastorale e la mistra stanno ai suoi piedi. Nell’alto vi è dipinta una Vergine circondata da Angeli. Questo altare appartenne un tempo […] alla famiglia Petretta […], come  si vede dallo stemma, diviso in quattro parti, dipinto a pie’ del quadro. […].
Di fronte, a sinistra, si trova l’altare dei Santi Innocenti. Il quadro rappresenta una delle tante scene tragiche, di cui fu teatro Behtleem ed i suoi confini, quando il feroce Erode Antipa, Re di Giudea, cercò vanamente di disfarsi di Gesù Bambino. […].
Il secondo altare, a destra, è dedicato a Maria SS. del Monte Carmelo, come si vede dal quadro nel quale, oltre la Vergine col S. Bambino, si trovano anche dipinti S. Lorenzo Levita a destra e S. Francesco di Assisi a sinistra. […]. Esso appartiene alle famiglie De Feo […] V’è ai lati lo stemma dei De Feo, consistente in una torre con tre stelle, sormontate da una corona marchesale, che dimostra la nobiltà della loro origine.
Di fronte a questo sta il secondo altare dell’ala sinistra, intitolato a S. Antonio di Padova, […] del Marchese e poi del Barone di S. Stefano. […]. Il quadro […] rappresenta il Santo che, con le braccia aperte, aspetta il Bambino Gesù, il quale discende dall’alto verso di lui. […].
L’altare terzo a destra è dedicato a Maria SS. Addolorata, la cui statua sta chiusa nella nicchia, che si apre di dietro nell’antica sagrestia […].
Il terzo altare nell’ala sinistra a questo di rimpetto è intitolato dalla Immacolata Concezione. Esso […] appartenne, un tempo, al Marchese e poi Barone di S. Stefano. Il quadro rappresenta la Vergine […].
Il quarto altare a destra è dedicato a San Giuseppe e Sant’Anna; ma il quadro, oltre di questi Santi, rappresenta anche la Vergine col Bambino e San Gioacchino […]. La statua di San Giuseppe, che è sita in una nicchia indorata, a sinistra dell’altare, fu scolpita nell’anno 1905 […].
Ad esso di rimpetto, nel lato sinistro, si trova l’altare intitolato dalla Madonna di Montevergine. Il quadro, oltre la Vergine col Bambino nelle braccia, presenta ancora le immagini di San Nicola di Bari e di Santo Antonio di Padova. L’immagine della Vergine è una perfetta copia di quella esistente nella Chiesa del Santuario di Montevergine […]. A destra dell’altare si trova la statua di S. Lucia, chiusa in una nicchia indorata, identica a quella di S. Giuseppe.
L’altare, a destra della Crociera, è dedicato a S. Stefano; quello, a sinistra, a S. Vito. […].
Sotto l’arco della cupola, di prospetto a chi entra in Chiesa, vi è l’altare maggiore, dedicato alla Madonna del Rosario. […].

 

Fonti:
– Colacurcio Giuseppe, Notizie storiche del comune di S. Stefano del Sole, Uffici della Campana del Mattino, Napoli, 1914;
Farese NicolinoAgorà e luogo dell’anima di S.Stefano del sole. La piazza, Ed. Gutenberg, Penta, 2016.

Foto storiche dall’archivio di Giuseppe Iallonardo.

A cura di Andrea Melillo, già autore della relativa pagina di wikipedia